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  Mae [ Pensieri in disordine ]
         

Ipse dixit:

Non avrò mai un blog.

 - - - nemmeno una settimana dopo... - - -

... Oh, là...! Finalmente, il mio blog!


(Per scrivermi click maesolomae@libero.it - ora lo controllo di nuovo
)













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11 marzo 2009

Non è che non voglia più scrivere...

... E’ che se non contiamo il delirio a lavoro, il casino nella vita privata, la stanchezza, la primavera (!), la luce (!!), il sole (!!!), il piumino ormai superfluo (!!!!)...

Ho trovato una cosa incredibile da
leggere.




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3 marzo 2009

E' tutto ok

Sto solo raccogliendo le idee.

(e provando forte disappunto per le giornate che si allungano, per gli uccellini che rompono le palle sul balcone – cazzo c’hanno da fischiettarsela già alle 05.00 del mattino? -, per la temperatura che non c’è più verso stia sotto i 10 gradi, per le vetrine dei negozi tutte verdino fucsia e giallo, per la gente che attacca il tormentone già iniziato a pensare alle vacanze?, to be continued.....................)




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24 febbraio 2009

Ho detto che non ce la faccio più!

 

ATTENZIONE! Errore Interno del Server!




Abbiamo riscontrato dei problemi tecnici. Il nostro team di scimmie ammaestrate sta cercando di risolvere il problema nel più breve tempo possibile  




23 febbraio 2009

Giù la maschera

Penso a quante volte mi hanno detto che sono un’abile oratrice.
A quante volte (meno, ma non stupirà nessuno) mi hanno detto che scrivo bene.
A quante volte sono uscita da situazioni da cui non credevo fosse possibile grazie ad una dialettica che di mio non avrei immaginato di possedere. Le volte in cui mi sono complimentata da sola.
Penso alle volte in cui ho usato parole come lame. Altre che erano abbracci. Alcune, buffetti imbarazzati che non ho voluto trattenere e mi hanno fatta sentire disarmata, ma vicina.
Penso alla facilità con cui di solito riesco ad esprimere un concetto.
Alla capacità di azzeccare gli esempi nelle varie circostanze, usandone a volte anche di assurdi, ma sempre efficaci; fatti come un vestito su misura.  Una cosa tra le varie ereditate da mio padre.

Mi incenso qua e là, stasera. Di solito non lo faccio e mai so “incassare” un complimento dicendo la più facile delle parole: “grazie”. Tento anzi quasi di far cambiare idea a chi me ne fa.

Ma stasera. Stasera…

Ho un dolore grande. E sono combattuta tra l’idea di parlarne con qualcuno o quella di tenerlo per me. Tra quella di scriverne, per leggerlo nero su bianco e farlo subito diventare più piccolo, o quella di pensare solamente di farlo.

Non scelgo. Nessuna di queste alternative va bene.

Perché la verità, contro tutto quanto detto sopra, è che non so parlare né scrivere.

Atterrita e schiacciata su me stessa come un gatto con gli occhi abbagliati da un fanale, mi sento mancare l’aria per questo dolore e per la consapevolezza di essere responsabile almeno a metà con chi me lo fa provare, per aver lasciato che me lo facesse provare.

Non ci sono parole; solo ottuse mediocrità e folli responsabilità.  Tutto questo, solo questo, parzialmente condiviso.




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19 febbraio 2009

Prima dello stravolgimento generale

Prima che le cose scompaiano - perchè se ci si gira, tutte le cose che ci stanno dietro in realtà non esistono - prima che la fonetica cambi i suoni e i significati vengano stravolti - avete mai notato come una parola ripetuta una ventina di volte perda ogni minimo senso e immagine? - prima che le regole grammaticali vengano reinventate - qualcuno spieghi a qualcun altro che la congiunzione "piuttosto che" è una disgiuntiva non una copulativa, santa pazienza - prima che le sensazioni del comfortable e uncomfortable siano stravolte dal design contemporaneo - le evoluzioni estetiche non sempre vanno a braccetto con quelle più prosaiche della carne - ebbene, prima di ciò, datemi dei caratteri stampati in nero su carta bianca, possibilmente non patinata e non troppo ingiallita, rilegati con una copertina non rigida e ancora profumata di stampa; una seduta comoda e un ambiente favorevole.
E io sorriderò estasiata e persa, in silenzio e in pace con il mondo.




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18 febbraio 2009

Voglia di qualcosa di buono

Qualche sera fa sono uscita con degli amici, siamo andati al pub, ho bevuto un sorso di gintonic ed ero già brilla, brilla bella stella.

Il pub era strapieno, tutti –o quasi- precari: come stai? per ora bene; per adesso mi dai un montenegro?  raggiungici, per ora siamo qui al pub; lavoro in un istituto fino a Febbraio, poi non so; questo mese pago la rata della macchina, speriamo anche il prossimo; mi è arrivata la bolletta dell’Enel quindi per questo mese mangio pasta e burro.

Tutto un mondo che vive per poco, tanto che si è precarizzata anche la vita sentimentale, e le amicizie: stiamo insieme da quattro anni, per ora; ho conosciuto un ragazzo che momentaneamente mi piace; mi trovo bene con le inquiline di Gennaio; facciamo l’amore per cinque minuti; credo che l’anno prossimo partirò in Danimarca per fare il ricercatore.
Silenzio. Dal bancone: Chi cazzo ha usato il futuro?  Stiamo tutti zitti, guardiamo il colpevole. John, studente Erasmus, qui con noi perché si è unito al nostro tavolo visto che era solo.  Scusa John, non avevamo riconosciuto la voce.  Niente, scusate voi ragazzi, è l’abitudine inglese.  Non è colpa tua, John.

Con questa situazione precaria è difficile avviare conversazioni che durino senza lagnarsi o parlare di politica.  Ogni tanto ci si riesce ed è la felicità.  Poi capita che arrivi Samuele, e la serata declina.  Samuele è uno che ha soldi a palate da sempre, figlio di babbo notaio e mamma docente universitaria.  Studia da seimila anni Giurisprudenza, come la sua casta gli impone, e gli piace uscire tra precari o giù-di-lì perché non riesce ad accettare il fatto di essere ricco.
Dice che gli viene il panico quando pensa alla sua vita.  Tutto già deciso: casa, lavoro, vacanze.  E del presente non se ne fa nulla: all’università il suo cognome è conosciuto, passa gli esami (quando decide di darli) in cinque minuti: il tempo dei saluti a casa.  Non lavora, se non si considera lo shopping, ovviamente.  Samuele prova ad essere come gli altri, ma non gli riesce. Dunque paga pegno offrendo da bere.
Anche se poi quando parla, all’indicativo certo, del suo futuro stabile… molti tra noi si sentono male.

Non è invidia; è solo voglia di qualcosa di buono.




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18 febbraio 2009

Sua Oscurità e Suo Splendore

Ci sono l'Oscurità, che è il tempo e la paura, e lo Splendore, che è la fulgida leggerezza dell'attimo.

C'è l'Attimo, che cancella anni riducendoli in cenere e ci mostra la vanità delle nostre ossessioni che il tempo invece amplifica.

Impercettibile è la linea che separa, che ci fa cadere di qua o di là… è più facile splendere da soli, mentre l'incontro con l'Altro ci porta spesso verso la paura.

Questa è la sfida: riuscire ad incontrare l'Altro, uscendo dall'oscurità e potendo andare insieme verso lo splendore.

Che Sua Oscurità e Suo Splendore si salutino cortesemente: da me verso te da te verso me.




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17 febbraio 2009

1.000.000 di pezzi

Lei era fatta così.  A volte scompariva per mesi.
I punti da cui ripartiva erano sempre diversi.  Stava cercando qualcosa, ma neppure lei sapeva bene cosa.  Le sue tracce erano come orme sulla sabbia: arrivata l’onda la perdevi per sempre, era persa per sempre.


Stava cercando qualcosa, ma la ricerca finora non aveva dato esiti soddisfacenti, quindi ritornava.  Il ritorno è una nuova partenza
La si poteva osservare dalla finestra: occhi di vetro dietro un vetro.  Posso osservare anche lo scorrere del tempo.  Era lì, ma era altrove.  Era oltre quel vetro.  Poi però tornava.

Lei era fatta così.  Non si poteva mai dire con certezza cosa le passasse per la testa.  Un sorriso poteva celare il più grande dei dolori - lo sto cantando - le lacrime il nulla.
Sono solo gocce di pioggia.
Non l’avrebbe mai detto, lei, cassaforte negli abissi.

Lei era fatta così… Era il puzzle di un quadro astratto.

1.000.000 di pezzi.




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17 febbraio 2009

Il mio motto sulla puntualità

Meglio cinque minuti in anticipo che un secondo in ritardo.

Tuttavia questa mattina mi rendo conto di aver esagerato: ho puntato la sveglia alle 5.50 quando l’appuntamento era per le 09.30… Eh, sono una persona previdente, io. Mettiamo che:

  • non parta la macchina;
  • mi si buchi una ruota;
  • non ritrovi gli occhiali, le chiavi di casa e della macchina;
  • sia una bad hair day con capelli indomabili;
  • mi salti il bottone del pantalone;
  • non trovi proprio quella maglietta che volevo indossare (sebbene gli abiti li scelga solitamente due/tre giorni prima);
  • e tanti altri infiniti, piccoli incidenti........................

In realtà avevo in ogni caso da fare prima dell’incontro; quindi con calma ho sbrigato le altre faccende, mi sono presa un caffè al bar e con più di mezz’ora d’anticipo sono arrivata a destinazione.

Ho aspettato, perchè la pazienza è la virtù dei forti.




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16 febbraio 2009

Pubblicità # 2

Dalla pubblicità del Gillette Fusion, il famoso rasoio che unisce 5 lamette alla vibrazione generata da una pila, segue che nessun uomo riuscirà mai e poi mai ad eguagliare la rasatura di suo nonno col Parkinson.




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12 febbraio 2009

Caldo, caldissimo, freddo, gelo.

Ieri ho maledetto i supermercati, i prodotti industriali, la catena del freddo e tutte le grandi marche. E insomma, non è possibile: ancora una volta ho dovuto buttare via un sacco di roba da mangiare molto prima di aver raggiunto la data di scadenza. Quando la compro sembra a posto e dopo pochi giorni alle polpette viene la muffa, alle minestre fresche si gonfia il pacchetto come un pesce palla, gli yogurt puzzano di pecorino, i surimi diventano verdi, etc.
Un festival di metamorfosi indesiderate, una coltivazione intensiva di penicilline, un laboratorio di chimica marcifera.

Poi l'altro ieri ho messo un termometro in frigo e ho scoperto che c'erano 14°.
Oh oh! E' il frigo che mi frega!

Ho ritirato con cura le mie maledizioni e ho acceso una specie di ventilatore che non avevo mai veramente preso sul serio, una di quelle cose che son belline ma che sembrano messe lì per far figura: piazzata sulla parete di fronte allo sportello, vicino alla luce, che si accende e si spegne a comando.
Pigio il pulsante blu e sorpresa: vrrrrrrrrrrrrrrr.

Ieri sera ho guardato il termometro che avevo lasciato in frigo: -7°
... - 7°, come a Sanpietroburgo!

L'insalata cristallizzata, le uova di marmo, i pomodori di vetro e il latte trasformato in un simpatico ghiacciolone quadrato.
Una bistecchina stava lì a guardarmi stupefatta, impietrita.
Con le braccine tese.

Sembra di essere in Giappone dove fanno le sculture di ghiaccio.

Non trovo più il libretto di istruzioni.
Aiuto (lo chiedo più per la bistecchina che per me).




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10 febbraio 2009

Separati alla nascita

 




10 febbraio 2009

Stranamore? Strani loro!

Siamo un Paese mica facile da capire, pensavo l’altro giorno mentre passeggiavo (Ah! Ah! Ah!) in cucina con la tivvù accesa.

C’è questo programma alla tivvù nel quale, se il tuo Tipo/la tua Tipa ti ha mandato affanculo, se ad un certo punto il tuo amore ha deciso che non ti vuole più vedere, allora arrivano loro e sistemano tutto il casino.


La procedura è più o meno questa:

posizionano una telecamera davanti allo straziato di turno, pallido e tremante per la fine della sua storia d’ammore (quando si parla di amore in Tv per me non è più amore ma Ammore da pronunciarsi con la O aperta) e lo straziato in questione, da’ sfogo al suo dolore pronunciando frasi sconnesse con le lacrime che scendono dagli occhi. Lo straziato inizia a dire: amorino, piccolino, torna da me ti prego, non posso stare senza di te, la mia vita senza di te – e tira su col naso - non ha più senso, ti amo, anche tu mi ami, ricominciamo - e tira su col naso- vedrai che se torni potremo di nuovo essere felici insieme.
Poi succede che la troupe spegne le telecamere e probabilmente inizia a picchiare pesantemente con bastoni e catene il disgraziato, ridotto ormai ad una larva piangente, vagamente rassomigliante ad un essere umano.

Quindi prendono questo filmato e vanno a cercare l’Altro, quello che ha lasciato la Larva, quello che non ne vuole più sapere. Piombano in casa o all’ufficio dove l’Altro si sta comodamente facendo i cazzi suoi, e lo prelevano di forza. Arrivano con i loro microfoni, le telecamere e le luci. Rapiscono l’individuo che fa finta di non capire cosa stia succedendo. Da questo momento in poi ha inizio l’umiliazione più grossa: la persona viene trascinata per strada dove intanto si è radunata una folla enorme che si accalca per vedere meglio, per capire cosa cavolo sta succedendo. Ragazzini eccitati ma anche signore di una certa età che scattano foto col cellulare e che urlano.
Il deportato viene caricato di peso su di un camper decorato con dubbio gusto, e viene posizionato di fronte ad un monitor. Sul monitor vengono fatte andare le immagini della Larva che piagnucola e che tira su col naso. Amorino, piccolino, trottolino e bla bla bla.

Il pubblico rivede la Larva per la seconda volta, perché evidentemente una volta non era sufficiente. Il deportato ha un microfono piazzato davanti alla bocca, così che se per caso gli viene da sussurrare, o da dire “ ma che figura di merda” non lo può dire, o se lo dice, tutto viene registrato. Poi gli viene chiesto: cosa ne pensi? Lo perdoni? Lo ami? Tornate insieme?

A questo punto una persona normale dovrebbe vomitare sul microfono e sul monitor.
Una persona normale scapperebbe via bestemmiando e facendosi largo a pugni tra le signore che scattano foto col cellulare. Una persona normale andrebbe dalla Larva e gli direbbe: se pure prima c’era una piccola possibilità di sistemare le cose, anche piccolissima, adesso puoi stare sicuro/a che non c’è più storia, che è tutto finito. La Larva si renderebbe conto - se fosse una persona normale - che magari un giorno la disperazione per la storia appena finita passerà, ma quello che non passerà sarà la figura di merda registrata e mandata in onda davanti a milioni di telespettatori.


Questo, se stessimo parlando di persone normali.

Ma non stiamo parlando di persone normali. Queste sono persone che se c’è di mezzo la tivvù, allora tutto va bene. Che se vedono una telecamera si sciolgono e dicono sempre di sì, sempre di sì. Che se il presentatore abbronzantissimo, o la presentatrice tettoruta di turno, chiedessero: signora, vuole infilarsi questa bottiglia di Coca Cola su per il culo cantando Una Rotonda Sul Mare?, quelle direbbero sì, basta che si vada in prima serata.

E allora la storia finisce con la Larva che viene portata nello studio televisivo, dove quello lì è capace di rimettersi a piangere, davanti al presentatore che si intenerisce e cambia registro di voce come un prete nel confessionale. Nello studio televisivo poi tutti si chiedono: ma quell’Altro arriva o non arriva? Segue momento di suspence in cui io penso: ma figurati se viene, quello sarà a casa a bruciare tutte le foto dell’ex, a fare psicoterapia per dimenticare ogni cosa della Larva.
E invece poi arriva, si baciano, si abbracciano, piangono e piangono. La telecamera fa uno zoom sul trucco di lei che cala sul vestito stropicciato dall’abbraccio, il pubblico applaude e parte un pezzo dei Beatles che io per colpa di questo programma della tivvù, non posso più ascoltare.

Che quando ero bambina credevo fosse stato composto apposta per il programma. Adesso, quando dalla raccolta dei Beatles che va random nello stereo, parte questo pezzo dalle casse, io corro nel bagno perché avverto pericolosi conati di vomito.
Guardo il cesso e non vomito. Intanto lo stereo non ho fatto in tempo a spegnerlo, e continua ad urlare dalla sala: Tutto Quello di cui ho bisogno è Ammore.

In quel momento, tutto quello di cui ho bisogno, è un Plasil.




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5 febbraio 2009

Impressioni # 27 (a proposito di cronaca)

Se proprio devo morire, e se devo farlo in Italia, mi auguro di morire di botto.




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4 febbraio 2009

... Ti amassi, forse ti scriverei.

Amore. E questa parola scivola lontana e si riarrotola nel tuo nome, spiegandomelo, in quelle poche sillabe che stringo in mano. Ti amo. Nonostante tutto, il tempo e i consigli, il presente ed il mondo; nonostante me questo amore mi trapassa e come calamita porta a te, sempre a te, come un disco rotto. Ma si dà il caso che io adori i dischi rotti.

E devi sapere che quello che ti ho detto da tempo in qua è spesso stato una bugia, ma lo sai vero? Tu ami anche le mie bugie, perché è amore ricambiato, quello sottopelle che non passa, perché ha saputo stravolgere e cambiare. E tu dicesti che forse era bello, e io dissi che ogni volta è la prima.
E' stata un’altra prima e anche per le prime volte c'è un'ultima volta e allora perché io non desidero altro che le tue braccia e i tuoi baci e c'è passione c'è cervello e c'è tutto….

E ci sono io vigliacca che ora mi critico per come sono, e da tutto questo pasticcio cercherò di cambiare, cambiare ancora una volta, ma stavolta per me.

Però mi muovi dentro sorriso e luce, gioia mia piccola gioia, parlami ancora e se non puoi allora taci ancora ché in questa tua assenza io ti amo né più né meno di quando c'eri, e certe cose non cambiano mai. Pur cambiando.

Ed è un mistero, e sono mani e con te ho fatto l'amore ad occhi aperti, ho voluto guardare ed è stato tutto quello che volevo, che ho voluto e che ne so del futuro? Però tu devi sapere che sei me, quando ti sogno; sei me in mille cose; e tu sei me in tante altre, da quanto ci siamo scambiati di odori e umori e amori e altre bazzecole del genere che ci hanno fatto diventare grandi, quando in realtà lo eravamo già da un bel po’.

E non so se tornerò o non tornerò e non so nulla. Ma quando avrò meno forza in queste dita così da non distruggere i tuoi nervi e me stessa io proverò a riprenderti, come un oggetto prezioso lasciato in cassaforte, e lo so che tu dirai no. Lo so che dirai sì. Dimmi amore: che dirai?, e qualunque cosa sarà non cambierà il fatto che io tornerò da te, anche se non so se mi aspetterai.

E tutto questo è un attimo avanti all'eternità.




2 febbraio 2009

Post a richiesta

Premessa: chi mi conosce sa quanto io detesti l'estate, il caldo e tutto quello che da aprile a ottobre mi fa sentire lontani l'autunno e l'inverno.  Poco fa sono stata sfidata a dire il mio punto di vista su Estate&C. proprio ora, quando chi mi parlava sosteneva che l'ennesima nevicata a Milano ha rotto le palle-e dell'inverno non se ne può più-e Mae, cavolo, riconoscilo pure tu che così fa schifo.

E no, mi spiace.  In questo post (praticamente a richiesta) provo ad immaginare sia estate e tutto quello che ne consegue.


Parlare del caldo d'estate è banale come il blàblà sulle vacanze.
Tu dove vai?
Già deciso?
Ah, non fate niente?
E va beh, almeno ti godi la città quando non c'è nessuno.

... Certo, e ti senti l'unico pirla seduto alla scrivania in una metropoli rovente e sempre più deserta.  Ogni tanto arriva qualche cartolina.  Ciao a presto qui si sta benissimo.  La gente è simpaticissima.
E io penso che la gente non è mai simpaticissima.  Io quando vado in vacanza è proprio per non avere gente simpaticissima intorno.
Che vadano i simpaticissimi.
Io non sono simpaticissima.
Io sono una merda che si sta disintegrando sul marciapiede di questa città fantasma.

Guardo qui, all'ombra: il termometro dice 37 gradi.
Riguardo bene.  Sì sì, proprio trentasette, anzi, trentasette e sei.
E la madonna.
Come quando si ha un po' di febbre.

Mi si scioglie lo smalto sulle unghie.
Mi cade la testa di lato.
Mi muovo al rallentatore.
Rispondo al telefono con un prruoooonntoooo di un quarantacinque giri passato a 33.
Ormai mangio solo più pomodorini, feta greca, sorbetto al limone.

E una côte de bœuf da un chilo e due in due, il weekend scorso.
Che adesso faccio muuu.

La novità, una delle poche in questi giorni scottanti (ah! ah!) è che ho comprato una bici.  Ma con questa temperatura è incredibile, le gomme si incollano all'asfalto.
Tipo big-babol liquirizia.
Ci vado ogni giorno in ufficio, in bici.
Da circa una settimana.

Muovermi con la bici in città mi fa sentire un camaleonte: quando passo sui marciapiedi mi credo un pedone, quando sono sulla strada sono un veicolo, mentre per gli uni e per gli altri sono solo una stronza in bici che fa lo slalom nel viscido traffico estivo.

Ci metto meno tempo che in macchina.
All'andata.
Al ritorno, che sale, un po' di più.
Non me ne ero mai accorta che al ritorno sale.
Uno mica ci fa caso.
Quando invece ci sono trentotto gradi all'ombra e si ha l'idea geniale di mettersi ad andare in bici, anche la salitina handicappati sembra il colle del Gran San Bernardo.

E si ha il gran piacere di godere pienamente dei temporali estivi come quello di ieri sera.

Era lo stereotipo del temporale estivo.
Cielo blu.
Solleone.
Nuvoletta bianca.
Anzi no, nera.
Un colpo di tuono assordante.
Un colpo, eh, uno solo, brrraaaang.
E immediatamente acqua a secchiate, in faccia.

Tempo sei minuti, il cielo torna blu, sole implacabile, caldo, Mae fradicia.  Avevo delle braghe grigio scuro appena comprate in saldo che mi hanno stinto addosso in una maniera imbarazzante. Avevo le gambe nere colanti.  Mi son trascinata a casa, gocciolante, i capelli appiccicati al viso, i trentacinque gradi che fan della pioggia appena caduta sull'asfalto una nuvola di vapore che neanche una sauna, il pedale mi si pianta nel polpaccio, il cortile è un pantano.  Buca delle lettere.
Ancora una cartolina.

"
Ciao Mae, qui fa schifo, non vediamo l'ora di tornare in città

scherzooo!
Baci dall'Ile Maurice
".

Ma andate affan… Mae.




29 gennaio 2009

Impressioni # 26 (Post-It)

Attenta ad ammettere con te stessa ciò che davvero desideri, perché dopo non potrai più mentirti come facevi prima.




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27 gennaio 2009

Guardami, sono un fiore.

Facendo un veloce elenco, da due giorni e mezzo ho la febbre, i bronchi pieni, raffreddore, capogiri, debolezza, maldigola, maldipancia, malditesta, maldimente, maldanima, maldivita.

La Tachipirina fa quello che può.




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26 gennaio 2009

Non ho molto tempo

Stasera volevo scrivere una cosa, ma ho molta fretta e temo di non fare in tempo.
Metterò la cosa che volevo scrivere insieme alle cose che non ho mai scritto, accanto a quelle che non ho mai pensato e vicino a quelle che non ho mai fatto.

Un giorno, quando avrò tempo, butterò via le cose che non ho mai fatto e penserò alle cose che non ho mai pensato così potrò scrivere le cose che non ho mai scritto e potrò fare le cose che non ho mai pensato di fare ma di cui ho pensato di scrivere.
Ma non stasera.

Stasera non ho tempo di scrivere perché ho fretta di trovare il tempo per scrivere le cose che non ho mai pensato di fare.

Stasera, mentre penso che non ho più tempo per trovare tempo, scriverò del tempo in cui avevo il tempo di fare tante cose che allora non avevo tempo di pensare perché in quel tempo facevo altre cose senza pensare che un giorno non avrei più avuto tempo di fare quelle cose che non avevo neanche pensato di fare.
Allora pensavo che per pensare avrei avuto tutto il tempo futuro e non pensavo al mio futuro come ad un tempo nel quale avrei dovuto fare le cose che non avevo fatto allora né pensavo che certe cose avrei dovuto farle allora per avere tempo di fare oggi quello che invece mi trovo a dover soltanto pensare di fare oggi.

Stasera, mentre trovo il tempo per scrivere di un tempo passato, penso ad un tempo futuro con timore, con rispetto, con doveroso distacco e deferente ammirazione.
Mi inchino leggermente al suo cospetto e abbasso gli occhi di fronte al suo sguardo acquoso e indagatore come quello di un vecchio saggio con i giorni contati e lo spirito guerriero e mi chiedo per quanto tempo ancora potrò contare sulla sua presenza, sulla sua vicinanza, sulla forza.
Il mio futuro così spesso da me maltrattato che adesso, claudicante e malconcio, mi chiede tacitamente aiuto per potersi riassestare e vivere tutto il tempo necessario a concedermi ancora altro tempo.

C’è stato un tempo nel quale mi sentivo diversa.




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26 gennaio 2009

Il gusto dell'Altro

Altro e non “altri”, proprio per non confondermi con il titolo del film che comunque fa da geniale ispirazione: chi si è posto questa interessante questione in maniera così esplicita e diretta?

Quando ci lasciamo alle spalle - chiudendo la porta - la vita familiare e ci volgiamo verso il mondo, ci portiamo dietro tutti quei piccoli e grandi condizionamenti che fanno da filtro alla curiosità e all'apertura nei confronti degli altri.

Mi ha sempre colpito, soprattutto in persone che si autodefiniscono libere e prive di pregiudizi, il particolare attaccamento a certe minuzie della propria esperienza che coincidendo con quella altrui, finiscono per fare da sentimentale barometro scambiando coincidenze per affinità.

Ricordo con particolare eccitazione le piccole trasgressioni da adolescente, eresie per la famiglia, d'indossare, mangiare, parlare, vedere, sentire cose non appartenenti alla, in genere limitata, esperienza familiare.  Per molte persone l'insieme di quei pochi o molti insegnamenti, rimane l'unico imprinting che farà da traccia per tutta la vita a venire; che povertà affrontare così bardati gli altri!

Ed invece ecco che lasciare (non abbandonare) sospeso quello che chiamiamo il nostro gusto per abbandonarci con curiosità a quello di un altro, apre insospettate prospettive proprio su di noi, rivelandoci a noi stessi.
C'entra il narcisismo? Abbandonare quelle che sono certezze che sono nostre è un salto attraverso un cerchio di fuoco, che apre prospettive immense, immensi scenari, profonde affinità.

... Forse l'amore?




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23 gennaio 2009

Oggi

E’ uno di quei giorni in cui capisci che nella vita si è felici solo (ma forse è più giusto "soprattutto") quando si sogna di esserlo.
... E manco la soddisfazione di arrivarci da sola: me l'ha detto un amico.




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22 gennaio 2009

M(a)e for dummies

A questo punto te lo dico, qual è la cosa molto semplice da fare per tenermi sempre con te e non farmi andare più via: avere fiducia in me, in te e in noi. Quando ti dirò che non ce la faccio, tu mi dovrai dire che ce la posso fare eccome. Quando ti dirò che forse sarebbe meglio separare le strade, tu mi dovrai dire che non troverò nessun amore bello come il nostro. Quando avrò voglia di andare a letto con qualcun altro, tu dovrai dirmi che nessuno mi sa far impazzire come te. Sono una persona semplice: per farmi restare devi soltanto dire «resta».

Nessuno ha mai osato chiederlo e forse, in fondo, non sarebbe mai valsa la pena restare.




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6 gennaio 2009

Senza filo

Mi ricordo che un tempo, nemmeno troppo lontano, per fare una telefonata bisognava sedersi per bene, fare un numero alla volta con un telefono a disco e stare seduti lì a parlare con una persona.

Seduto, perché il telefono aveva un meraviglioso filo da torturare. Cioè, potevi anche stare in piedi, ma non potevi andare di sicuro troppo lontano.

Adesso invece, con il cordless, il cellulare, mentre parli puoi farti lunghe passeggiate. Puoi sentire le persone IN QUALSIASI MOMENTO.

E questo è bene, da una parte. Ma dall'altra mica tanto. Perchè il lato negativo della cosa è che ormai è così facile che ci perdi il gusto, a compiere alcuni gesti.

E poi a un certo punto, puoi essere rintracciato in qualsiasi momento. Anzi, per me che sono ancora così arretrata, diventa difficile spegnere il telefono. Mi sembra un atto di presunzione. E' come se dicessi io non voglio essere reperita.

E magari è pure vero.

Però.

… Però.

Si scatenano reazioni contrastanti.

Perchè non vuoi essere reperita? E' successo qualcosa? Ieri avevi il telefono spento. Ti ho fatto qualcosa? Sono la mamma, perchè avevi il telefono spento? Sono una persona che non senti da una vita, ti ho chiamato giusto ieri, non ci sentivamo dal '99, proprio ieri ho provato a chiamarti e guarda caso il telefono era spento... perchè? E' successo qualcosa? Ieri ti ho contattato su Skype ma non eri in linea, non hai acceso il computer? Hai letto la mia mail? Ti ho mandato un sms, per caso non avevi credito? Ti ho scritto su FaceBook, non ti sei collegata? E' successo qualcosa? Ce l'hai con me?

Ce l'hai con me?

Dietro ognuna di queste domande c'è una sola VERA domanda: ce l’hai con me???

E tu lì, a dare spiegazioni… no, scusa, stavo cagando, mangiando, facendo una visita medica, facendo sesso, facendo un colloquio, ridendo per... eccetera eccetera.

No. Cazzo. Può sembrare strano, ma io non ce l'ho con nessuno. E' che semplicemente mi piace stare comoda e pensare alle persone a cui voglio bene. E' che ogni volta che squilla il cellulare, qualsiasi cosa io stia facendo, mangiare, cucinare, scrivere, cagare, la doccia, lavarmi i denti, parlare con una persona per strada, parlare con i vivi, giocare con i bambini, ridere per una battuta, cantare "Dream a little dream", pensare ad un uomo, pensare a un'altra cosa, dire, fare, baciare, lettera, testamento.....

...se squilla il cellulare io smetto repentinamente di fare quello che stavo facendo e cerco una sigaretta in giro, come se parlare al telefono adesso sia un motivo di ansia.

E vogliamo parlare di Skype, Diolobenedica? Appena ti colleghi, trilli, suoni, fischi, bing bong, ehi, tu, ci sei? Ciao! Oh! Ma ci sei? Driiiin trillo trillo, bling blong... e tu lì a bloccare, sbloccare, magari vuoi solo leggere la posta o salutare UNA persona e drin blong ciao ci sei dove sei da quanto tempo ehi... ok ho capito, sei impegnata, scusa, alla prossima, ma ci sei? Ook, non ci sei, ho capito, è successo qualcosa? Ti voglio bene, dai, risp. da quanto tempo, driiin bliiing, w la figa, domani concerto dei VAFFAMMOCCAMAMT, ti volevo avvisare, drinn.

CE L'HAI CON ME?

O le persone hanno manie di persecuzione, o le manie di perseguitare gli altri.

Io non ce l'ho con nessuno. Giuro. E se ce l'ho con qualcuno mi siedo in poltrona, prendo il telefono con il filo, e gliene canto quattro.

O al limite prendo appuntamento per cantargliene quattro di persona, che c'è pure più gusto a vedere la faccia.




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6 gennaio 2009

Qui JOGURT fresco

A volte ti capitano cose nella vita, che non sai ben giustificare, né a te stessa né agli altri.

Ad esempio qualche giorno fa, mentre guidavo, il mio sedile si è letteralmente ABBATTUTO. Orizzontale. SBAM.

Ovviamente mi sono dovuta fermare, perchè guidare senza spalliera è assolutamente impossibile.

Siccome la cosa in sé potrebbe non bastare, confesso un’altra cosa abbastanza singolare: di fianco a me era seduta una mia prof. (mi piace chiamarla ancora così. Prof. Come quando ero adolescente e facevo le superiori) di alcuni secoli fa, ai tempi della scuola. Incontrata per caso al supermercato, in un momento di follia le ho offerto uno strappo che la prof. ha accettato.

Bon: alla prof. seduta accanto a me, la cosa del sedile cappottato dev’essere sembrata in assoluto la cosa più allucinante del mondo. Voglio dire: se fori una gomma puoi prendertela con la sfiga, con tutto, ma una spiegazione razionale per giustificare l'accaduto, bene o male, puoi trovarla. Ma se ti si reclina di botto il sedile, e ti accorgi che si è addirittura DISSALDATO, allora no. Come lo giustifichi?

  1. Prof., mi si è rotto il sedile perchè sono ingrassata. Forse è il caso che prenda la patente per guidare i TIR.
  2. Prof., mi si è rotto il sedile perchè guidando per le strade piene di buche, mi sembrava di essere su una giostra e ho provato ad alzarmi in piedi per provare un'emozione nuova.
  3. Prof., mi si è rotto il sedile perchè da quando non ho più casa libera sono tornata ad avere focosissimi amplessi in macchina. In effetti avevo sentito uno strano cigolio durante la posizione della marmotta perversa, ma pensavo fosse un verso di approvazione del mio partner.
  4. Prof., quanto costa cambiare il sedile?

E così ci siamo fermate alla prima stazione di servizio, in uno dei peggiori quartieri di Milano, in attesa che venisse un mio amico a prenderci o comunque avesse qualche buona idea che solo un UOMO può avere in questi casi appartenenti alla categoria "donne e motori".

Per ingannare il tempo, io e la mia prof. decidiamo di entrare nel bar a farci un caffé. Benissimo. Appena entriamo nel bar ci rendiamo conto, tra la puzza di birra e di sudore, di essere le uniche donne lì dentro, a parte la barista e la cassiera (mamma e figlia), che in due non raggiungevano la somma necessaria di denti che basterebbe ad un pensionato per masticare le stelline in brodo.

Mi viene un attacco di ridarella, mentre la mia prof. mi tirava delle gomitate per intimarmi il silenzio. Aveva paura che ci facessimo notare.

Prof., come potrebbero notare due donne da sole (per giunta piuttosto piacenti, stando alla media delle donne presenti nel giro di 5 km)? Prof., come potrebbero notare due donne in una macchina alla quale si è ABBATTUTO IL SEDILE DEL GUIDATORE per diosolosa quale motivo?

Ma ad un certo punto leggo un cartello, in alto, sopra la barista col sorriso da codice a barre:

QUI JOGURT FRESCO

E' fatta. Non riesco a non ridere. E neppure la prof. ormai si astiene dal trovare il lato comico della situazione. Ghigna. Beviamo un caffé e usciamo.

La mia curiosità mi avrebbe spinta a chiedere un assaggio del prezioso JOGURT alla sdentowoman. “Signora mia, muoio dalla voglia di assaggiare il vostro GIOGURT. Dev'essere fantastico, non ho mai mangiato dello GIOGURT FRESCO.”

Arriva il mio amico.  Lui, impassibile, si astiene dal chiedermi come sia stato possibile rompere il sedile in quel modo, e perché sia in giro con la mia prof., in quella zona di Milano.

Non siamo amici per caso. Ora lo so.




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29 dicembre 2008

Tanto per dire

... Ma certo che sono qua, dove vuoi che vado?
(mi piace sbagliare i verbi, è lo stesso piacere di quando sputacchiavo la pastina in faccia alla mamma.)

E' che mi perdo un po', quando mi annoio. Mi lascio portare dalla corrente causando innocui cortocircuiti. Non posso far altro che lasciare sporadiche tracce del mio passaggio con sporadici appunti disgiunti.

• Sporadico viene da spore? Cioè, lascio sporadiche tracce vuol dire che lascio le spore come i funghi? Sono un fungo? Vergogna a chi ha detto sì, sei una porcina. Mi sento più affine alle trombette. O al massimo al boleto. Olé.
(ah no, era il bolero, olé)

• Il periodo di difficili connessioni continua: ora riesco a collegarmi solo a siti noiosissimi. Ho deciso di lavorare, per protesta.

• Questa mattina uno stagista che non è neanche mio mi ha detto "ti vedo stanca, capo. Sei troppo bella e intelligente per lavorare in un posto come questo".
Dio, grazie per aver creato i leccaculo. Ogni tanto fan bene al morale. E anche al culo.

• Se apro una concessionaria la chiamo "auto-stima".

• La mia bicicletta mi ha detto che se perdo un chilo o due, mi fa un regalo a fine mese. Non so come spiegarle che lei è una bicicletta e che quindi non pensa e non parla.
Non so come dirglielo perché so che ci rimarrà male ed è così sensibile.

• Ma certo che ci voglio bene al mio blog, ma l'amore si nutre d'assenze e d'assenzio.

• Vendo amante usato pochissimo, pulito, discreto, in ottimo stato. Cedo a prezzo modico causa inutilizzo. Tagliando passato, benzina verde, sangue blu.

• La mia micia perde il pelo ma non il vizio. Ha il vizio del bere. Si fa quasi una bottiglia di limoncello tutte le sere poi sviene sul tavolo col muso nel bicchiere, con la tv accesa.

• Mucchi di fieno. Oggi ho letto sul giornale "mucchi di fieno" e ho pensato che i mucchi fossero i mariti delle mucche. Quel che è peggio, è che vi giuro che l'ho pensato davvero.

• "La giustizia facci il suo corso". L'ho sentito ieri sera al telegiornale sul due. Quel che è peggio, è che vi giuro che l'ho sentito davvero. Non credevo ai miei padiglioni auricolari.

• Ogni volta attendo con ansia le pubblicità all'interno del gran premio, perché sono un panorama quasi esaustivo delle ossessioni maschili. Rasoio elettrico per una mascella perfettamente liscia attira fighe. Shampoo anticaduta dei capelli per una chioma seducente attira fighe. Deodorante assassino al feromone attira fighe. Macchina nuova cabrio costosissima attira fighe. Manca solo una cosa. Non la dico.

• A metà gennaio partirò per Nullaland, nella Gallia profonda. Ho comprato un arco e delle frecce, per passare serenamente il tempo. Un arco vero da 22 libbre e delle frecce vere in carbonio. Non mi manca niente. Se passa un cinghiale me lo faccio allo spiedo e legherò il bardo in cima all'ippocastano.

• Un castagno a cavallo?

• Si fa tardi.
Nviuuuuuehog, etoighrteiuohgtr
Scusate, mi è caduta la testa sulla tastiera.
E' ora di andare a nanna.
Nella bibbia mi pare che la nanna cadesse dal cielo.
Io ho la testa tra le nuvole.
La manna vado a cercarmela da me.

• Da qualche parte in questo post ho scritto qualcosa che non è vera, tanto per depistare quella là che continua a leggermi nonostante sappia che non gradisco, così l’ennesima volta che vorrà parlare dei fatti miei in giro chi non è stupido come lei magari capirà che i fatti miei sono veri solo se li dico io. Altrimenti si tratta di un blog, e dove sta scritto che quello che sta in un blog dev’essere per forza la verità.

• Qualcosa però di vero c’è. Qui e lì. E l’ultima frase dev’essere una cosa vera, o non avrei la coscienza a posto: lei (e lei sa che è lei)… ecco, lei mi sta sulle palle da morire. Anche a Natale. … Tutti più buoni… ok, forse. Ma all’antipatia non si comanda.




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17 dicembre 2008

Ma qual è il punto?

Ho letto da qualche parte che l'uso smodato dei punti di sospensione sottolinea una forte sensualità - punto - Che sia vero - punto interrogativo -

Puntualmente tutto dipende dai punti di vista, pertanto - due punti -
dal punto di partenza - puntini di sospensione - passando per il punto di mezzo - puntini puntini - giungo al punto d'arrivo - ri puntini puntini - senza mai trovare un punto di svolta - punto esclamativo -
Lungo il percorso potrei scoprire qual è il mio punto G, ma sono analfabeta e comunque il punto non è questo - punto e a capo -

Il mio puntiglio è tale che vorrei puntare il dito verso il punto di non ritorno e continuare, così in eterno, questo delirio punteggiante tanto da dimostrare che anche io sono sensuale - virgola, punto e virgola o punto? - ma non ci riesco - punto e a capo -

Quindi il punto è che occorre mettere un punto fermo, puntando i piedi - più tacco che punta, in verità - a questo mio punto debole fin qui puntualizzato.
Punto e basta.




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15 dicembre 2008

Parlami d'amore Ma(e)riù

Mi rendo conto di parlare spesso della faccia torbida dei rapporti.
E l'Amore?

Diosanto, come si fa a parlare dell'Amore?

Leggendo qua e là come al solito, tutti - ma dico TUTTI - parlano di Amore come se fosse la cosa più semplice del mondo. Poesie, canzoni, post, pensieri, film…

E forse lo è. Parlarne, dico.
Parlarne con cognizione di causa un po' meno.

Anche se effettivamente, la maggior parte non ne parla, si lagna.

Io so - o credo di sapere – molto sulle dinamiche incasellate delle relazioni.
Le falle.
(La mia parte adolescente ridacchia e mi suggerisce la battuta "i falli", ma la ignorerò).

Ma l'Amore...
[sospiro di chi non sa da che parte cominciare]

Mae parlaci dell'Amore!

Oddiogesù…
Io sono più ferrata sui tradimenti, le bugie, il sesso e gli/le amanti, ma l'Amore…

No no, dell'Amore non ne so molto.

Ecco, forse questo è l'unico argomento su cui è difficile fare "generalizzazioni".
Eppure, se ci penso bene, la dinamica amorosa è sempre la stessa.
O almeno, a me sembra che sia sempre la stessa.

Non ho mai bene capito quando, ma ad un certo punto "scatta qualcosa".
Quante persone conosciamo e magari ci piacciono anche, nella vita?
Un sacco (?).
Ma non è che ci si innamori ogni volta.

Il segreto dell'Amore è questo cazzo di click e da lì, è la fine.
Che poi ci sono quelli pignoli che puntano sempre il dito su tutto e bofonchiano che un conto è essere innamorati e un conto è Amare.

Sì sì sì, saputelli, lo so anche io che c'è questa differenza.
(Anche se non mi ha mai convinta troppo, a dire il vero...)

Comunque...

Cose che so sull'Amore

Finisce. Come dice quel paraculo di Baricco, è come quando il quadro,ad un certo punto, decide di cadere.
FRAN!
Ti svegli una mattina e non la/lo ami più – o viceversa.

Stai male, ti lecchi le tue ferite, ti riprendi, ricominci a uscire, a frequentare persone e ci credi sempre un po' di meno.

Sempre un po' di meno…
                                            sempre …                                di meno…
          Finchè
                                                        non ci
                                                                       credi
                                                                                                          più.

Fa soffrire. Non ci sono cazzi. E' così. Tutti lo sanno, tutti lo dicono. Eppure. Eppure la gente si innamora, di continuo.

Ti rincoglionisce. Non capisci più niente. Fai pensieri da demente. Sei felice. Ti struggi. Le priorità ti si rimescolano ed è tutto un gran casino.

Ti capita. Tra capo e collo. Ti piomba nel mezzo della vita. Di solito ti capita quando è l'ultima cosa di cui avresti bisogno.
Quando arrivi a dire "Ahgguarda, io sto bene così. Da sola." Ti capita e sembra quasi un sacrilegio lasciarlo andare. Non si può lasciare andare l'Amore,
no?
Una volta che arriva devi prendere il toro per le corna – o darti a coraggiosa fuga.

E' faticoso. Inevitabilmente, ti porta a pensare che nella tua vita c'è un'altra persona e non è che tu possa continuare a fare il cazzo che ti pare come e quando ti pare.
In verità, c'è chi dice – credo sempre i soliti saputelli di cui sopra – che se/quando è Amore, tutto dovrebbe essere senza sforzo, in modo naturale.

Ti rende più appetibile. Ecco, magari per mesi non ti si filava nessuno e nel momento in cui trovi l'Amore, cominci ad essere braccata da chicchessia. Sei più bella. Stai bene, sei raggiante.

Scompari. E gli amici ti rompono le palle e da-quando-sei-innamorata-sei-sparita-e-non-ti-si vede-più. E' vero. Quasi per tutti.

E' inversamente proporzionale alla giovinezza. Ovvero, con il crescere dell'età è più difficile trovarlo. Quando si è giovani ci si innamora più o meno ogni 5 minuti. Invecchiando – o crescendo, se preferite – si diventa di palato fino. … Scusate, disillusi.

Non è roba per tutti. Bisogna essere degli sprovveduti. Buttarsi ed essere pronti a prendere delle murate pazzesche. Insomma, non è roba per vigliacchi l'Amore.

Senti le campane. Non è vero.

E' puro egoismo. L'Amore è il sentimento più egoista che io conosca. Anche quando senti quelli che dicono :"Voglio solo che tu sia felice perché ti amo", non è vero.
O meglio, la frase corretta per intero è "Voglio solo che tu sia felice perché ti amo e renderti felice fa felice anche me". Cosa c'è di altruistico in questo???
E la cosa tremenda è che venga usato come giustificazione per qualsiasi cosa... "Eh, ma io TI AMO..."
Non diciamo assurdità

Le paroline magiche. Ti amo è assolutamente inflazionato. Tutte le volte che qualcuno me lo dice, la prima cosa che penso è: "Chissà quante volte l'avrà detto ad altre".
Non è credibile.
Andrebbe sostituito con un'altra formula. Magari inventata apposta per l'occasione.

Hic et nunc. E' estemporaneo. E' limitato. Amare per sempre non è possibile. Vale il momento - e spesso neanche quello.

E' cieco. Uno passa tutta la vita a farsi un bel quadretto ricco di particolari della persona perfetta, a scegliere attentamente tutti i dettagli fisici e caratteriali e OVVIAMENTE finisce che ti vai a innamorare della persona che ha esattamente tutte le caratteristiche che avevi attentamente messo nella cartellina con l'etichetta "NO, GRAZIE.".
N.B. importante ricordare che il più delle volte non ci si era sbagliati, nell'apporre l'etichetta.




12 dicembre 2008

12 dicembre 2008

Il primo giorno diverso, dopo settimane di giorni tutti uguali uno all’altro.
Un’azione che si compie. Provo a immaginare cosa resterà di questo strano periodo. Quali immagini, coloreranno i miei ricordi.

Un tassello in più nella mia vita.
Da mettere o togliere, decido io.




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11 dicembre 2008

La filiera

Tutto è legato ad un filo.

Unlunghissimofilolineare che poi, a un certo punto, si ingarbuglia come le cuffiette dell' iPod.
Sembra che si  s  p  e  z  z i  agli attraversamenti pedonali, oppure che si teeeeeenda per seguirci ovunque.

Si nasconde nei giorni bui e riappare all'improvviso proprio come le radici degli alberi, al confine tra aiuola e marciapiede.

La nostra entrata nel mondo - o uscita dal grembo – è obbligatoriamente segnata dal taglio del grande filo – sempre ammesso che non ti strangoli prima di venire alla luce -.
Il dopo, è un divenire o un immediato invecchiare dove, più o meno goffamente, si fa il filo a qualcuno tentando di reggerne poi le fila.

Ci si sente attaccati a un filo per poi illudersi di fare le cose per filo e per segno.  Si segue con scarsa attenzione il filo del discorso.
Certe volte lo odio, questo filo sottile che ci lega ad eventi, persone o scritte sui muri, e mi sembra che si avvolga intorno a noi, facendo un solo fascio e manco d'erba.

Un filo spinato per non fuggire.  Un filo di cotone per rammendare. Un filo di nylon per sedurre e pescare - uomini  o pesci, non fa differenza -, uno di seta per le ferite.

E poi Cloto che fila, Lachesi che svolge il fuso, Atropo che recide.  E quella stolta di Arianna non filata manco di striscio da Teseo e piantata in Nasso.

Un filo di eye-liner per ammiccare meglio; uno a piombo per costruire ed uno di follia per distruggere.

Poi penso al filo di coincidenze, di parole pronunciate, trasformate e ritornate; di libri letti in questo momento e in un altro tempo, di persone che si de-filano, che sfuggono dai puzzle lasciando un vuoto e nessun filo di speranza.

A volte questo maledetto filo diventa invece corrimano, ponte tibetano.
E che dire del filosofo che tira le fila e sorride e discetta sull'Essere?
A filo di logica, bisognerebbe filarsela.  Invece no, rimaniamo qui, a vivere impavidi sul filo del rasoio.
 




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6 dicembre 2008

Non fossi diventata insonne, avrei dormito tutto il tempo.

Un lungo viaggio in treno. Un lungo viaggio moltiplicato due, andata e ritorno.
Una grossa mezza giornata seduta a veder sfilare regioni e campagne.
La pioggia, poi il sole, poi le nuvole, mucchine bianche su prati verdi, di nuovo il sole, dolci curve, grigiocielo, montagne, gallerie, le orecchie tappate, cime dei monti come lame taglienti, le orecchie che si stappano a deglutire, nuvole bianche a mezza costa, declivio, mucchine pezzate abbarbicate, di nuovo il sole, le briciole del pane di sesamo sul sedile, tuuuu tuuuu, auto ferme al passaggio a livello, mucchine marroni, alberi alti, un lago increspato, bambino in bicicletta, vento forte sui campi di mais, la luce cambia, la sera avanza, l'orizzonte è pieno di tramonto, mucchine piccole… ah no, devono essere pecore, prati, paesini, pali della luce, il paesaggio scorre, la vita avanza, il tempo è movimento ed è solo relativo.

Una lunga mezza giornata a veder sfilare mondi e vite, a immaginare le sere in quelle case di montagna, le mattine andando al lavoro in campagna, le ginocchia sbucciate dei ragazzini che hanno fatto a botte per sentirsi più grandi e più forti, l'arredamento kitch di quei casoni con il cancello automatico, la tele sempre accesa, le passeggiate della domenica pomeriggio, le fontane con l'acqua gelata nel centro del paese, il pane buono che dura una settimana, la prima canna davanti alla chiesa, la voglia lacerante dei giovani di andare via e quella dei vecchi, di rimanere.

Il naso incollato al vetro finché non diventa buio e rimane unicamente il riflesso di teste ciondolanti e bambini annoiati, di dentro.
Riprendo il Signore degli Anelli.
Vorrei andare un paio di settimane nella casa di Tom Bombadil e chiedere a lui di aiutarmi a ritrovare le Entesse.




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